Letto da Luigi Cancrini, Centro di Terapia Familiare e Relazionale, Roma
Recensioni, Recensioni "Il labirinto della dipendenza"
scritto da il 30-06-2020 12:02
L´interesse maggiore del libro di Margaron sta nel tentativo di prendere di petto, utilizzando una prospettiva multidisciplinare, questioni di cui si discute ormai troppo poco. Interrogarsi sul significato della "dipendenza" non è più abituale all´interno di una cultura in cui le parole vengono scambiate con facilità sempre maggiore. Il tentativo di chiarire il contributo che la riflessione rispettivamente sociologica, psicologica e neurobiologica sono in grado di dare alla comprensione approfondita di un termine di uso comune ha il merito non indifferente di fornire informazioni dettagliate e credibili sulla necessità di non confondere il significato scientifico di una parola con quello che le viene assegnato, appunto, dall´uso comune che di esso si fa.
Particolarmente ricca, da questo punto di vista, è la descrizione dedicata - nella prima parte del libro - alle teorizzazioni sociologiche. Riconducendo la situazione particolare della dipendenza patologica a quella più ampia dell´interdipendenza caratteristica dei sintomi umani, Margaron apre la strada, lì, ad una riflessione estremamente interessante sulla possibilità di spiegare il rilievo che queste patologie stanno assumendo nel mondo di oggi: un mondo in cui l´assenza di riferimenti e di convinzioni "assolute" facilita enormemente la tendenza alla "assolutizzazione" di oggetti limitati e parziali.
Dettagliata e paziente è la ricostruzione che viene intrapresa nella seconda parte del libro sulla ricerca psicologica in tema di dipendenza, anche se risulta un po´ meno convincente. Partita alla ricerca di una sintesi utilizzabile da parte di chi legge, la rassegna di contributi forniti da Freud e da altri psicoanalisti trascura a tratti la continuità del loro discorso e sottovaluta la possibilità e la necessità di cogliere, nelle collusioni verificate a livello della famiglia, una strada di fondamentale importanza per il lavoro terapeutico.
Dedicata ai presupposti biologici della dipendenza, la terza parte del libro è, infine, affascinante e preoccupante insieme. Affascinante perché il riduzionismo biologico che si sviluppa ai livelli sofisticati permessi dall´odierna ricerca neurofisiologica e neurochimica propone spiegazioni rassicuranti sulla possibilità di "vedere" quello che accade all´interno del nostro cervello. Preoccupante perché la bellezza un po´ troppo limpida delle teorie che ne derivano rischia di far trascurare per contrasto la bellezza tormentata e confusa delle storie con cui il tossicomane dovrebbe poter sempre invadere la stanza e la mente di chi a lui si interessa.
Ce n´è abbastanza, mi pare, per dire perché il libro di Margaron merita di essere letto da tutti quelli che si interessano al tema delle tossicodipendenze ed a quello più ampio delle dipendenze. Avendo bene in mente, però, l´idea per cui gli stimoli che esso contiene vanno sviluppati all´interno di un lavoro inevitabilmente destinato a rendere confuse affermazioni che sembrano qui un po´ troppo chiare semplicemente perché l´autore non ha potuto affrontare approfonditamente la loro implicita contraddittorietà.
Luigi Cancrini, Centro di Terapia Familiare e Relazionale, Roma
Particolarmente ricca, da questo punto di vista, è la descrizione dedicata - nella prima parte del libro - alle teorizzazioni sociologiche. Riconducendo la situazione particolare della dipendenza patologica a quella più ampia dell´interdipendenza caratteristica dei sintomi umani, Margaron apre la strada, lì, ad una riflessione estremamente interessante sulla possibilità di spiegare il rilievo che queste patologie stanno assumendo nel mondo di oggi: un mondo in cui l´assenza di riferimenti e di convinzioni "assolute" facilita enormemente la tendenza alla "assolutizzazione" di oggetti limitati e parziali.
Dettagliata e paziente è la ricostruzione che viene intrapresa nella seconda parte del libro sulla ricerca psicologica in tema di dipendenza, anche se risulta un po´ meno convincente. Partita alla ricerca di una sintesi utilizzabile da parte di chi legge, la rassegna di contributi forniti da Freud e da altri psicoanalisti trascura a tratti la continuità del loro discorso e sottovaluta la possibilità e la necessità di cogliere, nelle collusioni verificate a livello della famiglia, una strada di fondamentale importanza per il lavoro terapeutico.
Dedicata ai presupposti biologici della dipendenza, la terza parte del libro è, infine, affascinante e preoccupante insieme. Affascinante perché il riduzionismo biologico che si sviluppa ai livelli sofisticati permessi dall´odierna ricerca neurofisiologica e neurochimica propone spiegazioni rassicuranti sulla possibilità di "vedere" quello che accade all´interno del nostro cervello. Preoccupante perché la bellezza un po´ troppo limpida delle teorie che ne derivano rischia di far trascurare per contrasto la bellezza tormentata e confusa delle storie con cui il tossicomane dovrebbe poter sempre invadere la stanza e la mente di chi a lui si interessa.
Ce n´è abbastanza, mi pare, per dire perché il libro di Margaron merita di essere letto da tutti quelli che si interessano al tema delle tossicodipendenze ed a quello più ampio delle dipendenze. Avendo bene in mente, però, l´idea per cui gli stimoli che esso contiene vanno sviluppati all´interno di un lavoro inevitabilmente destinato a rendere confuse affermazioni che sembrano qui un po´ troppo chiare semplicemente perché l´autore non ha potuto affrontare approfonditamente la loro implicita contraddittorietà.
Luigi Cancrini, Centro di Terapia Familiare e Relazionale, Roma
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